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Fiano: “Il Pd piega la sua identità ai calcoli sulle alleanze con il M5S

Fiano critica il Pd per la sua posizione sul ddl antisemitismo, accusandolo di piegare la propria identità a calcoli elettorali con il M5S.

di Redazione Il Corridoio sabato 3 ottobre 2026 · 16:01
Fiano: “Il Pd piega la sua identità ai calcoli sulle alleanze con il M5S
Illustrazione generata con intelligenza artificiale

“Il provvedimento verrà approvato comunque, perché è promosso dal centrodestra e verrà votato da tutta la maggioranza di governo. Ma questo ddl prevede unicamente la prevenzione, non è una legge repressiva, non prevede reati e pene. Per questo, per noi che siamo stati nel Pd per decenni, sarebbe una ferita il voto contrario del nostro partito”. È netto Emanuele Fiano sul disegno di legge antisemitismo in discussione in Parlamento. L’ex deputato dem e presidente di Sinistra per Israele critica il silenzio del Pd di fronte a un fenomeno in crescita e a una misura di prevenzione.

Fiano, il Pd è contrario al ddl antisemitismo perché lo ritiene uno strumento repressivo della libertà di espressione, come sostiene il M5S, o per altri motivi?

Non ho parlato con tutti i deputati del Pd, ma ho avuto numerose occasioni di confronto. Posso dire che c’è una parte del partito che non comprende come funziona questo ddl, perché pensa che possa limitare la possibilità di criticare lo Stato di Israele. Questa è una sciocchezza, perché il ddl non tocca quel tema. C’è poi una parte dell’estrema sinistra che sostiene che non ci sia motivo di tutelare gli ebrei con una legge speciale. Questa posizione è frutto di ignoranza. Infine, c’è una parte, quella più vicina al M5S, che ha fatto propria l’impostazione di Conte. Non si tratta di una legge che introduce reati o pene, ma di un provvedimento che prevede la raccolta dati e la prevenzione. Il provvedimento verrà approvato comunque, perché è promosso dal centrodestra e verrà votato da tutta la maggioranza di governo. Ma questo ddl prevede unicamente la prevenzione, non è una legge repressiva, non prevede reati e pene. Per questo, per noi che siamo stati nel Pd per decenni, sarebbe una ferita il voto contrario del nostro partito.

Lei ha dichiarato: “Dopo il no al ddl antisemitismo ci sentiamo politicamente espatriati dal Pd”. Perché il Pd ha scelto di adottare una posizione simile a quella del M5S su una questione così importante?

Su questo punto si commette un errore di valutazione. Il Pd sa che nel futuro dovrà necessariamente allearsi con il M5S, perché è l’unico partito con cui può costruire una coalizione di centrosinistra che superi il 40%. Per questo motivo, per non creare una frattura insanabile con il M5S, il Pd ha scelto di adottare una posizione simile alla loro. È una posizione che non condivido. Piegare la nostra identità ai calcoli sulle alleanze è un errore madornale. Perché il M5S non è un partito di sinistra, è un partito populista. E il populismo non è compatibile con i valori della sinistra.

In una recente intervista ha dichiarato che il Pd deve difendere i valori dell’Occidente e che non deve accettare i diktat del M5S. In che modo il silenzio su questo ddl si collega a una strategia più ampia?

Il silenzio su questo ddl è il sintomo di una strategia più ampia. Io sono appena tornato da Auschwitz, dove ho partecipato a un incontro con membri di associazioni ebraiche di tutto il mondo. Ciascuna delegazione nazionale racconta l’esplosione esponenziale dell’antisemitismo. In Italia, negli ultimi tre anni, gli episodi di antisemitismo sono quadruplicati, arrivando a circa 950 casi nel 2025. Non si può stare zitti davanti a questo fenomeno. Questo ddl non impedirebbe di criticare il governo di Israele. Io stesso, che sono un amico di Israele, non sono d’accordo con molte scelte del governo di Netanyahu. Ma c’è una differenza tra la critica politica e l’antisemitismo. Questo ddl serve a contrastare quest’ultimo. La stessa posizione del Pd rispetto all’invio di armi all’Ucraina è difforme rispetto alla posizione prevalente in Europa. La segretaria del Pd, che è una persona che stimo molto, dovrà trovare una soluzione a questa divergenza. Altrimenti, il rischio è che il centrosinistra diventi un’area politica lontana dai valori dell’Occidente.

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