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Francesca Albanese, Saltamartini replica: «Facile parlare dei sacrifici degli altri»

L’imprenditrice contesta la definizione «solo vetrine rotte» e difende commercianti e piccoli imprenditori: «Dietro ogni attività ci sono lavoro, rischi e famiglie».

di Flaminia Laurenzi venerdì 23 ottobre 2026 · 18:23
Francesca Albanese, Saltamartini replica: «Facile parlare dei sacrifici degli altri»
In sintesi

Barbara Saltamartini ha risposto alle affermazioni di Francesca Albanese riguardo ai danni delle manifestazioni, sottolineando che le "vetrine rotte" rappresentano il lavoro e i sacrifici di commercianti e piccoli imprenditori. Nel suo intervento su Il Riformista, Saltamartini evidenzia come il diritto di manifestare non debba giustificare il danneggiamento delle attività altrui, poiché le conseguenze delle violenze ricadono su chi già affronta difficoltà economiche. Sottolinea l'importanza di rispettare il lavoro degli altri e afferma che nessuna causa politica può legittimare il silenzio sulle conseguenze materiali delle proteste. La sua riflessione si concentra sul valore sociale di chi lavora e investe, richiamando l'attenzione sulla necessità di un rispetto reciproco nel dibattito pubblico.

Barbara Saltamartini ha pubblicato su Il Riformista un intervento in cui risponde alle dichiarazioni di Francesca Albanese sui danni causati durante le manifestazioni, definendo inaccettabile l'espressione "solo vetrine rotte". Il titolo del suo intervento è: "Quelle vetrine sono la vita di qualcuno".

Secondo Saltamartini, la frase riduce a semplice danno materiale ciò che invece rappresenta il lavoro, i sacrifici e spesso il futuro di commercianti e piccoli imprenditori. L'imprenditrice ricorda come dietro una vetrina ci siano anni di impegno, investimenti, responsabilità economiche e familiari.

Nel suo intervento, Saltamartini sottolinea che il diritto di manifestare non può trasformarsi nel diritto di danneggiare attività e persone estranee al conflitto politico. Afferma che i diritti non si difendono calpestando quelli degli altri e che le conseguenze delle violenze ricadono su lavoratori, famiglie e imprese che già affrontano difficoltà economiche.

La riflessione si allarga al valore sociale di chi lavora, investe e crea occupazione, evidenziando come spesso le parole pronunciate nei dibattiti pubblici non tengano conto delle responsabilità quotidiane di chi gestisce un'attività commerciale.

Per Saltamartini, il tema non riguarda solo la contrapposizione politica, ma il rispetto reciproco. Manifestare è un diritto. Devastare, saccheggiare e distruggere il lavoro altrui no.

Il testo pone l'accento sulla necessità di non considerare "normali" o "inevitabili" i danni collaterali delle proteste, ribadendo che dietro una vetrina infranta c'è il lavoro di una vita. Secondo Saltamartini, nessuna causa politica può legittimare il silenzio sulle conseguenze materiali delle violenze.

Conclude affermando che il diritto di manifestare non può cancellare quello di lavorare e che chi difende una causa dovrebbe essere il primo a rispettare il lavoro degli altri.