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Legge elettorale, ricorsi in trenta distretti: si punta al vaglio della Consulta

Legge elettorale: ricorsi in trenta distretti puntano al vaglio della Consulta per contestare la nuova legge. Scopri le motivazioni e le implicazioni.

di Redazione Il Corridoio venerdì 9 ottobre 2026 · 15:02
Legge elettorale, ricorsi in trenta distretti: si punta al vaglio della Consulta
Illustrazione generata con intelligenza artificiale

La nuova legge elettorale, approvata dalla Camera l’8 ottobre 2026 con 227 voti favorevoli e 164 contrari, potrebbe essere sottoposta a un immediato vaglio della Corte Costituzionale. Il 12 ottobre è prevista la presentazione di ricorsi in circa trenta distretti di Corte di appello in tutta Italia, con l’obiettivo di sottoporre motivi di incostituzionalità. I ricorsi saranno promossi da partiti di opposizione, giuristi e cittadini. L’iter dovrebbe concludersi entro circa tre mesi, con una possibile pronuncia della Corte a partire da febbraio 2027.

Il punto più critico riguarda il meccanismo del premio di maggioranza al Senato. Il premio è infatti determinato a livello nazionale, mentre l’articolo 57 della Costituzione stabilisce che il Senato sia eletto “a base regionale”. Questo aspetto potrebbe essere considerato in contrasto con la Carta costituzionale.

Altri punti sollevati riguardano il numero di firme richieste per le liste non presenti in Parlamento, superiore rispetto a quello previsto per le liste già rappresentate, la disciplina dei capilista, che non garantirebbe almeno il 40% di donne tra i capilista, e l’introduzione parziale del sistema delle preferenze. Anche la ridefinizione delle circoscrizioni Estero, con la creazione di un unico collegio “Mondo” per il Senato, potrebbe essere oggetto di valutazione.

Secondo Bianca Maria Togni, il governo teme soprattutto un intervento della Corte costituzionale sul premio di maggioranza del Senato. La Corte, intervenendo prima dello scioglimento delle Camere, potrebbe consentire al Parlamento di modificare la legge, evitando di tornare a votare con una disciplina dichiarata incostituzionale.

La premier Giorgia Meloni ha invece rivendicato che la legge elettorale permetterà agli italiani di scegliere il partito, la coalizione e i parlamentari, sottolineando che si tratta di una promessa mantenuta.

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