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Meloni blocca un miliardo per i magistrati: “Non firmo, priorità ad altro”

Meloni blocca un miliardo per i magistrati, rifiutando di firmare il Dpcm per gli aumenti. Scopri le ragioni e le reazioni dell'Anm.

di Redazione Il Corridoio lunedì 19 ottobre 2026 · 15:31
Meloni blocca un miliardo per i magistrati: “Non firmo, priorità ad altro”
Illustrazione generata con intelligenza artificiale

Meloni non intende firmare il Dpcm che sbloccherebbe un miliardo di euro destinato agli aumenti di stipendio dei magistrati. “In coscienza non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati,” ha dichiarato la premier. L’Anm ha risposto che farà ricorso se non verranno rispettati i diritti.

La cifra è dovuta a errori di calcolo dell’Istat per i trienni 2018-2020 e 2021-2023. Ogni magistrato avrebbe diritto a quasi 100mila euro lordi a testa, con arretrati e aumenti annuali di circa 20mila euro. In totale, quasi un miliardo di euro.

“La cifra che mi viene richiesta per i magistrati è dieci volte tanto rispetto a quello che sto cercando solo per affrontare il tema dell’autotrasporto,” ha aggiunto Meloni, contestando le tempistiche e la priorità di affrontare una spesa di questa entità quando il governo fatica a recuperare risorse per altri settori.

La premier si è detta comunque aperta al dialogo con i rappresentanti della magistratura, affermando di avere fiducia che “la gran parte dei magistrati comprenda la situazione e le priorità di questo momento”.

L’Anm, per voce del vice segretario Stefano Celli, ha chiarito la propria posizione: “Il governo decide, ma se ci sono dei margini faremo un ricorso”. Il contenzioso riguarda il metodo di calcolo degli aumenti, che viene aggiornato ogni tre anni.

Il Dpcm prevede per il 2027 un fondo sentenze dal valore di 1,9 miliardi di euro, di cui la gran parte destinata agli adeguamenti per i magistrati. La situazione è aggravata dalle tensioni politiche tra il governo e la magistratura, in particolare riguardo alla riforma della giustizia e alla separazione delle carriere.

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