Schlein mette Conte all’angolo: “Guida chi prende più voti”, ora il campo largo rischia la resa dei conti
La leader del Pd vuole costruire l’alternativa insieme agli alleati, ma fissa un principio destinato a far discutere: a guidare dovrebbe essere il partito più forte. E se non c’è accordo, si può passare dalle primarie
Elly Schlein, segretaria del PD, ha lanciato un chiaro messaggio a Giuseppe Conte e agli alleati del campo largo, affermando che chi ha più voti deve guidare la coalizione. Durante un intervento in Direzione, ha sottolineato l'importanza di un programma condiviso, ma ha anche rivendicato il primato del PD come primo partito di opposizione, conquistato con impegno e fatica. Schlein ha aperto alla possibilità di primarie se gli alleati non riconoscessero il principio democratico della leadership basata sui risultati elettorali, mentre ha criticato aspramente il governo Meloni per il suo operato. La sua posizione è chiara: il campo largo deve essere inclusivo, ma il peso elettorale non può essere ignorato nella scelta della leadership.
Elly Schlein manda un messaggio netto a Giuseppe Conte e agli alleati del campo largo. La segretaria del Pd, intervenendo in Direzione dopo gli ultimi risultati elettorali, rivendica il ruolo centrale del partito nella costruzione dell’alternativa al centrodestra e fissa una linea politica esplicita: il programma si scrive insieme, ma il peso elettorale conta e chi ha più voti deve guidare la coalizione.
“Il programma si scrive con l’alleanza, sapendo bene che in quella discussione bisogna essere inclusivi, ma anche che uno non è che vale uno”, afferma Schlein. La frase richiama direttamente una delle parole d’ordine storiche del Movimento 5 Stelle e appare come una risposta indiretta alla linea del presidente pentastellato, che punta a definire prima il programma e poi la leadership della coalizione.
La segretaria rivendica il consenso costruito dal Pd alle europee, alle regionali e alle comunali e respinge l’idea che il partito stia difendendo una posizione acquisita. “A noi non ci ha regalato niente nessuno. Se siamo saldamente il primo partito di opposizione è perché ce lo siamo guadagnati con fatica, sudore e impegno”, sostiene, ricordando che nel gennaio 2023 il Pd era accreditato al 14% nei sondaggi.
Schlein rivendica quindi il primato ottenuto dalle europee in poi, definendolo “la misura della fiducia che gli elettori hanno riposto nella nostra proposta”. “Generosi sì, ingenui no”, aggiunge, sottolineando che in altri Paesi europei sarebbe normale che il partito con più voti guidi la coalizione: “Non è egemonia, è democrazia”.
La priorità, secondo la leader dem, resta comunque la costruzione di un programma comune. “Prima il programma, poi la guida, perché chi guida deve guidare l’intera alleanza e non soltanto il suo partito”, spiega. Il messaggio agli alleati è chiaro: il Pd è disponibile a discutere, ma non intende ignorare il proprio peso elettorale nella scelta della leadership.
Schlein rilancia inoltre il progetto di un campo largo, sostenendo che la coalizione progressista esiste già ed è in grado di competere con il centrodestra. “Noi siamo pronti, possiamo partire anche subito. Basta che siamo tutti e basta che non partiamo da soli”, dichiara.
Il programma dovrà nascere attraverso un confronto con terzo settore, mondo produttivo, sindacati e società civile, senza essere costruito “a tavolino tra quattro partiti”. Ma il nodo più delicato resta quello del candidato premier.
Schlein ribadisce che, sulla base dei risultati elettorali, il leader della forza politica più grande dovrebbe guidare la coalizione. Lascia però aperta la strada alle primarie qualora gli alleati non riconoscessero questo principio: “Se c’è qualcuno che non riconosce questo principio democratico, noi siamo disponibili e pronti anche alle primarie e, se le faremo, le vinceremo insieme”.
La segretaria individua già i principali temi del programma: lavoro, politica industriale, sanità, scuola, sicurezza e diritti. Sulla politica estera riconosce differenze interne al campo progressista, ma sostiene che siano possibili sintesi condivise.
Nel suo intervento non manca un attacco frontale al governo Meloni. Secondo Schlein, l’esecutivo ha fallito su legge elettorale, situazione economica, salari, pressione fiscale, sanità, povertà e natalità. La leader dem accusa inoltre l’esecutivo di aver trasformato la stabilità in “immobilismo” e di aver perso la capacità di governare il Paese.
Da qui la richiesta di un ritorno alle urne: “Prendete atto che avete fallito e andate a casa, prima si vota e meglio è per l’Italia”.
La linea di Schlein è quindi definita: campo largo, apertura alla costruzione collegiale del programma, disponibilità alle primarie, ma con un paletto politico preciso nei rapporti con Conte e gli altri leader del fronte progressista. Il Pd considera i numeri elettorali decisivi e non intende rinunciare alla leadership conquistata sul campo.
Il confronto con gli alleati è aperto, ma il messaggio della segretaria è inequivocabile: il campo largo può essere ampio, ma non sarà un’alleanza in cui tutti pesano allo stesso modo.