giovedì 1 ottobre 2026 01.10.2026 Edizione delle 10:00

Anno INumero in corso

I retroscena del palazzoQuello che si dice fuori dall'aula

Politica 5 min di lettura

Vannacci perde pezzi, Rizzo all’assalto: “Ci cercano da tutta Italia”

Dal Piemonte a Latina e Benevento, diversi comitati legati all’area di Vannacci guardano al progetto di Marco Rizzo, che prepara il congresso fondativo di Italia Domani e rilancia la sfida oltre gli schemi tradizionali di destra e sinistra

di Fabrizio Gerolla giovedì 1 ottobre 2026 · 10:20
Vannacci perde pezzi, Rizzo all’assalto: “Ci cercano da tutta Italia”
In sintesi

Marco Rizzo sta cercando di trasformare il suo movimento, Italia Domani, in una forza politica nazionale, attirando adesioni da gruppi precedentemente legati a Roberto Vannacci. Il congresso fondativo, previsto per il 3 ottobre a Roma, segna un momento cruciale per Rizzo, che ha già ottenuto l'adesione di numerosi comitati, soprattutto dal Piemonte, ma anche da altre regioni come Latina e Benevento. Rizzo critica Vannacci, sostenendo che molti militanti lo considerano "funzionale alla sinistra globalista", e punta a costruire un progetto politico che risponda alle esigenze di un elettorato deluso dalle tradizionali categorie politiche. Il programma di Italia Domani si concentra su temi come sovranità nazionale, lavoro, sanità pubblica e sicurezza, proponendo un'Italia neutrale e una riforma economica che favorisca le piccole e medie imprese.

Marco Rizzo prova a trasformare quello che fino a poche settimane fa sembrava soltanto uno dei tanti movimenti nati nell’area sovranista in una vera operazione politica nazionale. Il congresso fondativo di Italia Domani - Marco Rizzo, in programma sabato 3 ottobre a Roma, arriva infatti dopo una settimana nella quale il segretario ha rivendicato nuovi contatti e adesioni di gruppi e militanti provenienti dall’area che si era aggregata attorno a Roberto Vannacci.

Non si tratta ancora di un travaso organizzato, ma di una competizione sempre più evidente per conquistare lo stesso spazio politico: quello di chi non si riconosce negli schieramenti tradizionali e cerca un progetto che metta insieme sovranità nazionale, critica alla globalizzazione e rappresentanza delle fasce sociali più colpite dalla crisi economica.

Il fronte piemontese: comitati e adesioni

Il fronte più consistente arriva proprio dal Piemonte. Secondo quanto riferito da Rizzo, quattordici comitati dell’area cuneese avrebbero scelto di aderire al progetto di Italia Domani. Si tratta dei gruppi di Cavallermaggiore, Cavallerleone, Sanfrè, Corneliano d’Alba, Macra-Valle Maira, Casteldelfino-Valle Varaita, Alba, Montaldo Mondovì, Borgo San Dalmazzo, Moretta, Bra, Caramagna e Rocca de’ Baldi.

Nel comunicato diffuso da Rizzo viene indicato anche il nome di Giovanni Seia, presentato come la tessera numero 423, che sarebbe stato tra i primi a sostenere il progetto promosso da Roberto Vannacci e oggi deciso ad appoggiare il nuovo percorso politico insieme agli altri referenti locali.

Secondo quanto riferito dal segretario, complessivamente sarebbero circa 550 gli iscritti intenzionati a seguire questa scelta, trasformando un nucleo territoriale relativamente ristretto in uno dei primi veri segnali di movimento organizzato verso Italia Domani.

Non solo Piemonte: Latina, Benevento e Siracusa

Le adesioni rivendicate da Rizzo non si fermano però al nord. A Latina, il gruppo guidato da Massimo Perrone, indicato come uno dei primi organizzatori del movimento a livello locale, avrebbe deciso di convergere sul nuovo progetto politico, portando con sé 98 iscritti.

A Benevento è Federico Paolucci a compiere la stessa scelta insieme ad altri 40 iscritti, mentre a Siracusa l’adesione viene attribuita a Giuseppe Pantano.

Un mosaico ancora incompleto, ma sufficiente per costruire una narrazione politica: quella di un’area che aveva inizialmente guardato a Vannacci e che oggi, almeno in alcuni territori, considera più convincente la proposta di Rizzo.

La sfida a Vannacci: “Funzionale alla sinistra globalista”

Il passaggio politicamente più significativo arriva proprio nell’affondo contro Roberto Vannacci. Rizzo sostiene infatti che molti dei militanti che stanno scegliendo Italia Domani considererebbero il generale “funzionale alla sinistra globalista e neoliberista”, accusandolo di muoversi ancora dentro una contrapposizione destra-sinistra che, secondo questa lettura, sarebbe ormai superata dalla realtà.

“Da Cuneo a Latina sino a Benevento ci cercano perché considerano il Generale funzionale alla sinistra globalista e neoliberista”, afferma Rizzo, trasformando così ogni nuova adesione in un argomento politico contro quello che resta, almeno mediaticamente, il principale competitor nello stesso bacino elettorale.

Il segretario di Italia Domani aggiunge che costruire una “destra di cartapesta” e una “sinistra di cartapesta” significherebbe ridurre il dibattito pubblico a una contrapposizione ideologica mentre il Paese affronta questioni molto più concrete: salari, costo della vita, impoverimento del ceto medio e ruolo dello Stato nell’economia.

Secondo Rizzo, continuare su questa strada consegnerebbe inevitabilmente il Paese alla “mondializzazione neoliberista targata Schlein”, perché una parte sempre più ampia dell’elettorato non si riconosce più nelle categorie politiche tradizionali e cerca invece risposte concrete alle trasformazioni economiche e sociali degli ultimi anni.

Il congresso di Roma: il progetto prende forma

Il congresso fondativo di Italia Domani arriva quindi in un momento nel quale Rizzo prova a capitalizzare questa dinamica. L’obiettivo dichiarato è costruire un contenitore politico capace di intercettare mondi differenti: dai delusi della destra sovranista a chi proviene da esperienze civiche e movimentiste, passando per quella parte dell’elettorato che si sente esclusa dalle politiche europee e considera la sovranità nazionale uno dei temi centrali della prossima fase politica.

Nel documento congressuale pubblicato sul sito del movimento vengono delineati sette capitoli programmatici: pace, neutralità e sovranità; identità, scuola e cultura; lavoro, impresa e moneta sovrana; sanità pubblica e Stato sociale; casa, famiglia e natalità; sicurezza, confini e legalità; controllo nazionale delle risorse.

Sul piano internazionale Italia Domani propone un’Italia neutrale, lo stop all’invio di armi all’Ucraina e la fine delle sanzioni alla Russia, insieme al superamento degli attuali schemi legati a Unione Europea, NATO e Organizzazione Mondiale della Sanità.

Sul fronte economico il movimento punta su aumento dei salari, riduzione delle tasse, difesa delle piccole e medie imprese e introduzione di una moneta sovrana complementare, il SIRE, accompagnata da una forte critica all’euro digitale e dalla tutela del contante.

Tra le proposte figurano anche il ritorno a una presenza dello Stato nell’economia, con una nuova IRI, una Banca Pubblica Italiana e interventi sulla sovranità energetica e alimentare. Sul piano sociale vengono indicati il rilancio della sanità pubblica, la detassazione delle pensioni, misure a sostegno della disabilità e dei caregiver, oltre a interventi sulla casa e sulla natalità.

Sulla sicurezza e sull’immigrazione la linea è quella del controllo dei confini e del blocco dei flussi in funzione della capacità demografica e sociale del Paese, mentre sul piano culturale viene rivendicata la difesa delle radici laiche e cristiane dell’Italia e il rifiuto dell’“ideologia woke”.

Il congresso si terrà allo Spazio Novecento di Roma Eur, in piazza Guglielmo Marconi 26/B, con inizio previsto alle 14.30. Sarà il primo banco di prova per capire se le adesioni annunciate nelle ultime settimane rappresentano soltanto casi isolati oppure il segnale di una più ampia riorganizzazione di quell’area sovranista che, dopo l’esperienza di Italexit e la nascita del progetto di Vannacci, ha dimostrato di essere tutt’altro che stabilizzata.

Rizzo scommette proprio su questo spazio: un elettorato che non si riconosce nel centrodestra di governo, che considera esaurita la tradizionale divisione tra destra e sinistra e che cerca una nuova rappresentanza politica capace di parlare contemporaneamente al mondo del lavoro, al ceto medio impoverito e all’elettorato sovranista. La vera partita, però, inizierà dopo Roma: trasformare le adesioni di oggi in struttura organizzativa, presenza territoriale e consenso elettorale.